Nucleare e Gas: sono fonti sostenibili per il turismo?

La notizia è che l’UE voglia inserire il nucleare e il gas naturale tra le fonti rinnovabili, facendoli rientrare nella tassonomia degli investimenti verdi. Dovrebbero essere utili al raggiungimento di una piena decarbonizzazione, agevolando fiscalmente investimenti. Questa posizione ha suscitato reazioni contrastanti in tutta Europa, aprendo un dibattito, quello sul nucleare, che in Italia non sono riusciti a fermare completamente nemmeno due referendum.

Nel 2020 nucleare e gas hanno rappresentato rispettivamente il 20% e il 25% della produzione di energia nell’UE, e la Commissione le ritiene come “energie di transizione” necessarie per un approccio concreto agli obiettivi del Green Deal, la strategia per azzerare le emissioni nette di gas serra dell’UE entro il 2050.

Il gas ed il nucleare sono due fonti energetiche ampiamente utilizzate, ma che impatto hanno sull’ambiente? Possono realmente essere considerate fonti energetiche sostenibili?

Analizzare la questione da un punto di vista ambientale liberandosi da preconcetti e posizioni di parte appare difficile persino per noi. Proviamo quindi a vedere quali potrebbero essere gli impatti sul turismo.

Dove costruire le nuove centrali nucleari?

L’Italia è un paese a forte vocazione turistica, il cui territorio rappresenta un importante valore primario per questo settore. È difficile pensare a un luogo adatto dal punto di vista geologico (escludiamo le aree sismiche, ad esempio), dove costruire le centrali senza che queste possano avere impatti sul turismo.

Una delle motivazioni maggiori per cui le persone sono contrarie al nucleare è la sicurezza. La storia insegna che un incidente in questi luoghi è in grado di causare conseguenze disastrose.

In quanti sono disposti ad andare in vacanza nei pressi di una centrale? Prima ancora, in quanti accetteranno di farsi costruire una centrale relativamente vicino a casa?

La cosiddetta sindrome NIMBY “Not In My BackYard”, letteralmente “Non nel mio giardino” spiega come le persone siano in linea teorica favorevoli (a progetti di questo tipo) finché non viene proposto di realizzarlo nelle loro vicinanze. E così ci si batte strenuamente contro la realizzazione di un centro di stoccaggio dei rifiuti, un polo del riciclo, un depuratore e, ovviamente, una centrale nucleare.

Come smaltiamo le scorie nucleari?

Altro problema del nucleare sono le scorie, motivo per cui secondo molti tale fonte energetica non può essere definita come energia verde. Nonostante ora si parli di centrali di quarta generazione – le quali sarebbero comunque fuori gioco se pensiamo all’obiettivo previsto per il 2030 – le centrali ad oggi attive in tutto il mondo producono una quantità indefinita di scorie il cui smaltimento risulta molto delicato e complesso

In Italia ad esempio stiamo ancora cercando una soluzione per le scorie delle centrali chiuse nel 1990. Quando di recente SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari), la società dello Stato italiano responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani, ha pubblicato il rapporto con le aree idonee a ospitare il Deposito nazionale di scorie radioattive, ciascuno dei territori e delle località presenti nell’elenco ha protestato, schierandosi contro tale decisione (una prova della NIMBY di cui abbiamo parlato prima). Tra le motivazioni contrarie vi è l’impatto negativo che l’installazione di un impianto del genere è in grado di causare sul turismo, fonte di reddito imprescindibile per ogni territorio.

I problemi connessi ad inserire il gas e, soprattutto, il nucleare come fonti rinnovabili sono dunque molteplici: dallo smaltimento delle scorie alla sicurezza delle centrali, dall’impatto non solo ambientale ma anche economico di alcuni settori (come appunto quello del turismo) fino alla questione, non secondaria, relativa ai costi (anche stavolta sia ambientali che economici), di decomissioning degli impianti che andranno dismessi.

Il gas come soluzione sostenibile?

La proposta europea prevede che per considerare verdi gli investimenti nel gas, le nuove centrali devono obbligatoriamente sostituire impianti più inquinanti. Ma facciamo attenzione: il gas rientra tra i combustibili fossili. Come tale produce delle emissioni inquinanti, seppur inferiori a carbone e petrolio, sono comunque decisamente maggiori rispetto a quelle prodotte dalle fonti rinnovabili. 

Anche le centrali a gas non sono sicuramente un bello spettacolo, paesaggisticamente parlando, e influiscono negativamente sul turismo. Sicuramente, però, presentano problemi minori in termini di sicurezza e non producono scorie da smaltire.

L’ IPCC, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, ci continua a dire che non abbiamo più tempo. Non abbiamo che pochi anni a disposizione per evitare la più devastante catastrofe climatica che porterebbe all’estinzione della specie umana. 

Avendo questo timer che scorre così velocemente dobbiamo subito invertire la rotta. Continuare a sostenere investimenti in forme di energia che appartengono al passato è anacronistico e dannoso. Più aspettiamo, più drastiche saranno le misure che dovremo adottare.”

Umberto Garini – CEO&Founder

Cosa succede ora?

È ovvio, come per tutte le questioni, che inserire il gas e nucleare come fonti rinnovabili non è una cosa semplice. Lo scontro a livello europeo si svolgerà più sul piano economico e politico che ambientale. I paesi europei, come la Francia, che fanno largo uso del nucleare sono favorevoli alla bozza. Altri Governi, che risultano più combattivi sul tema della transizione ecologica, pensano invece che si debbano evitare nuovi investimenti nel gas e nel nucleare.

Ancora priva di un orientamento definito è l’Italia, che non produce energia da nucleare ma dipende dal gas naturale per circa il 40% dell’elettricità consumata. Dal nostro Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani sono arrivate in passato aperture significative alla produzione tramite «nuove tecnologie nucleari», ma non una chiara presa di posizione su quelle attuali. 

Il documento in cui è presente la proposta di cui abbiamo parlato è comunque solo una prima bozza. Il Parlamento e il Consiglio dell’Unione Europea avranno quattro mesi per esaminare il documento e, qualora lo ritengano necessario, per opporvisi, prima dell’approvazione della versione definitiva.

A questo link la bozza dell’atto delegato.

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